Radio Quartiere 104.8 Mhz
L'idea di avviare un'esperienza radiofonica non nacque all'interno
della Casa del Popolo, ma dall'iniziativa di un gruppo di giovani che
aveva maturato autonomamente questo progetto, spinto anche dalla
curiosità verso il nuovo mezzo di comunicazione. Nell'estate del
1976 il gruppo si rivolse dapprima al Consiglio di Quartiere e
successivamente alla Casa del Popolo e al Circolo ARCI Leopardi per
ottenere sostegno e contributi. In seguito ai primi incontri, il
Circolo Leopardi decise di assumere direttamente la guida
dell'iniziativa, avviando la realizzazione dello studio di trasmissione
nei locali della cantina della Casa del Popolo.
Nell'estate del 1976 si costituì un collettivo formato dai
giovani promotori della radio e dagli attivisti del Circolo Leopardi
interessati al progetto. Il collettivo elaborò un progetto politico
nel quale venivano definite le finalità dell'emittente e un
modello organizzativo fondato sul volontariato. Era prevista una
redazione con funzioni di coordinamento, mentre la realizzazione e la
messa in onda dei programmi sarebbero state affidate alle
organizzazioni presenti nel quartiere — Consiglio di Quartiere,
partiti, sindacati, gruppi di interesse e altre associazioni —
mentre gli spazi dedicati all'intrattenimento musicale e culturale
sarebbero stati gestiti dai gruppi che frequentavano la radio.
A rendere concretamente possibile la realizzazione dell'emittente
contribuì anche la sentenza n. 202 della Corte Costituzionale
del 28 luglio 1976, che aveva sancito la legittimità delle
trasmissioni radiofoniche a diffusione locale. La sentenza stabiliva
che, per avviare una radio privata, fosse sufficiente acquistare un
trasmettitore operante su una frequenza non utilizzata e dichiararne il possesso alle Poste e Telegrafi.
Radio Quartiere fu quindi presentata con questo progetto nel corso
di un'assemblea pubblica alla quale furono invitate le principali forze
sociali del quartiere. Col passare del tempo emerse tuttavia come il
progetto fosse più ambizioso delle reali possibilità di
attuazione. In particolare non riuscì a svilupparsi quella vasta
rete di partecipazione territoriale che avrebbe garantito un utilizzo
continuativo della radio da parte delle realtà sociali per le
quali era stata pensata.
Le trasmissioni iniziarono il 10 gennaio 1977. Nei primi mesi di
attività Radio Quartiere vide alternarsi ai microfoni decine di
comitati, organizzazioni e gruppi impegnati nelle più diverse
esperienze sociali e culturali. L'emittente riuscì così a
diventare quello strumento di informazione aperta e democratica che si
era proposta di essere, promuovendo anche iniziative di autofinanziamento. Per alcuni mesi il progetto sembrò realizzare pienamente gli obiettivi delineati nel documento programmatico.
I «fatti del marzo '77», culminati con gli incidenti
seguiti all'uccisione di Francesco Lorusso, ebbero una profonda
ripercussione anche all'interno di Radio Quartiere. In un primo momento
la redazione cercò di raccontare gli avvenimenti, spesso
drammatici, così come si stavano svolgendo, senza alcun filtro.
Ben presto, tuttavia, divenne evidente che non si trattava
semplicemente di realizzare un notiziario serale: le telefonate che
arrivavano in diretta mentre gli eventi erano ancora in corso finivano
inevitabilmente per influenzarne lo sviluppo. Segnalare uno scontro o
un corteo in una determinata zona della città significava
infatti richiamare sul posto altre persone. La radio non era più
soltanto testimone degli avvenimenti, ma diventava, suo malgrado, parte
del loro svolgimento.
Le decine, e talvolta centinaia, di telefonate che giungevano alla
redazione per segnalare quanto stava accadendo fecero comprendere
quanto fosse cresciuta la responsabilità di chi era al
microfono. Nello stesso tempo alcuni collaboratori che seguivano gli
avvenimenti sul campo per conto della radio vennero arrestati.
Il momento di maggiore tensione si raggiunse il giorno successivo
alla chiusura di Radio Alice, quando un corteo di studenti partì
dall'Università dirigendosi verso la Casa del Popolo, chiedendo
di poter accedere agli studi di Radio Quartiere e alla Sala Sirenella.
Probabilmente molti di quei giovani ricordavano i seminari politici
organizzati negli anni precedenti dal Circolo Leopardi e il dialogo che
allora si era instaurato con il movimento giovanile. La situazione,
tuttavia, era profondamente cambiata. All'interno della Casa del Popolo
erano presenti centinaia di iscritti e militanti del PCI, decisi a
difendere quella che consideravano una propria struttura. La richiesta
rivolta alla redazione di spegnere proprio la radio che si stava
cercando di proteggere rappresentò uno dei momenti più
difficili di tutta quella vicenda.
Fu una prova troppo dura per una redazione che aveva alle spalle
soltanto pochi mesi di attività. Il collettivo, formato da circa
quaranta giovani, si divise e numerosi collaboratori decisero di
abbandonare la radio.
Il 1977 rappresentò uno dei momenti più difficili
nella storia di Radio Quartiere e del Circolo Leopardi. Gli scontri tra
le forze dell'ordine e i gruppi dell'Autonomia, il terrorismo, la
crescente contrapposizione fra la sinistra storica e una parte del
movimento giovanile si riflettevano anche nella vita quotidiana del
quartiere, con manifestazioni che attraversavano Piazza Maggiore ma
arrivavano spesso anche davanti alla Casa del Popolo.
Il confronto politico fondato sul dibattito delle idee e sulla
partecipazione veniva progressivamente soffocato da un clima di
diffidenza e di sospetto, destinato a caratterizzare quelli che
sarebbero poi stati ricordati come gli «anni di piombo». In
quel contesto il compito del Circolo Leopardi e di Radio Quartiere
divenne quello di cercare di ricostruire i rapporti sociali, isolando
al tempo stesso le componenti che individuavano nella violenza uno
strumento di azione politica e ripartendo dalle forme associative di
base, nelle quali i legami di solidarietà non si erano ancora
dissolti.
La radio, profondamente segnata dai fatti del marzo 1977, cercò da un lato di rilanciare il ruolo dell'informazione;
dall'altro volle soprattutto conservare la propria funzione di punto di
aggregazione giovanile e di luogo di produzione culturale. Tra le
esperienze più significative va ricordato il gruppo «Proposta S.F.»,
nato all'interno della radio per realizzare una trasmissione dedicata
alla fantascienza e destinato, negli anni successivi, a pubblicare una
rivista di diffusione nazionale e a organizzare rassegne
cinematografiche. Altrettanto importanti furono le iniziative musicali,
le feste promosse nella Casa del Popolo e le collaborazioni con i
centri giovanili comunali, che contribuirono a valorizzare la radio
come strumento di informazione, partecipazione e incontro per i giovani
del quartiere.
Nel 1979 si cercò di rilanciare l'iniziativa attraverso un
ammodernamento degli impianti. I 20 watt iniziali e l'antenna
autocostruita non erano più sufficienti a garantire una buona
copertura, anche per la crescente presenza di emittenti che
trasmettevano con potenze molto superiori. Parallelamente si
tentò di coinvolgere nella gestione
l'ARCI provinciale e altre organizzazioni cittadine.
Fino a quel momento il Circolo Leopardi aveva sostenuto interamente i
costi dell'emittente, facendo affidamento sul lavoro volontario dei
collaboratori. La proposta era quella di coinvolgere "compagni
esperti", in grado di affrontare professionalmente gli aspetti
organizzativi e gestionali dell'attività radiofonica.
Da tempo, inoltre, era aperto il dibattito sulla possibilità di
trasmettere pubblicità, scelta che avrebbe consentito almeno in
parte di compensare l'impegno dei collaboratori più assidui.
Nelle discussioni emergevano soprattutto le difficoltà
amministrative e fiscali legate all'ingresso nel mercato pubblicitario,
problemi che un'organizzazione cittadina avrebbe potuto affrontare
più facilmente rispetto a un circolo di quartiere.
Radio Quartiere poteva mettere a disposizione le infrastrutture
tecniche, le competenze maturate in alcuni anni di attività e un
gruppo di giovani che, su base esclusivamente volontaria, garantiva
programmi musicali, trasmissioni di approfondimento e un costante
rapporto con il territorio. L'ARCI, tuttavia, già impegnata
nella realizzazione della LEID, ritenne di non poter assumere direttamente la gestione dell'emittente.
Il PCI di Bologna preferì invece investire nell'acquisto di
Punto Radio, scegliendo un modello completamente professionale e
sottovalutando le potenzialità del volontariato.
Quell'esperienza si rivelò però economicamente difficile
da sostenere e l'emittente venne ceduta dopo pochi anni.
I rapporti tra Radio Quartiere e le organizzazioni del territorio
rimasero positivi, ma, a tre anni dalla frattura del 1977, risultava
ancora difficile costruire iniziative continuative sul terreno
dell'informazione. La radio non riusciva a dare stabilità alle
rubriche informative; continuava tuttavia a essere frequentata da
quaranta o cinquanta giovani che vi trovavano soprattutto uno spazio
per proporre programmi musicali. Più che una semplice emittente,
Radio Quartiere rimaneva un luogo di incontro dal quale prendevano vita
rassegne cinematografiche, riviste, corsi e serate danzanti che
sarebbero poi confluiti nelle altre attività del Circolo
Leopardi.
Nel 1981 il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni
iniziò ad affrontare il problema della regolamentazione delle
radio private e Radio Quartiere rispose all'indagine ministeriale.
Tuttavia, fino all'approvazione della legge Mammì nel 1990, non
sarebbe esistita una disciplina organica del settore e le frequenze
continuarono a essere difese soprattutto attraverso accordi informali
fra le emittenti o, più semplicemente, con la potenza dei
trasmettitori.
Se nel 1976 un impianto da 20 watt e un'antenna autocostruita
installata sul tetto della Casa del Popolo consentivano di coprire
Bologna e parte della provincia, all'inizio degli anni Ottanta neppure
un trasmettitore da 200 watt e un'antenna professionale garantivano
più la stessa area di ascolto. Anche questo rendeva sempre
più difficile proporre l'utilizzo dell'emittente alle associazioni cittadine.
Già nel 1982 si era però presentata l'opportunità
di trasferire gli impianti di trasmissione sui tralicci di Monte
Donato. In quegli anni il Comune di Bologna stava infatti concentrando
in quell'area gran parte delle antenne delle emittenti private, con
l'obiettivo di ridurre l'inquinamento elettromagnetico all'interno
della città e, nello stesso tempo, garantire una migliore
copertura del territorio anche con potenze relativamente contenute.
I disturbi alle comunicazioni
dell'Aeroporto di Bologna attribuiti agli impianti installati a Monte
Donato portarono, nel marzo 1983, al sequestro degli impianti di trasmissione e all'imposizione di nuovi limiti di potenza per tutte le emittenti autorizzate a riprendere le trasmissioni.
Paradossalmente, proprio la riduzione generalizzata delle
potenze di trasmissione riportò Radio Quartiere in condizioni di
sostanziale parità con le altre emittenti locali. Il
miglioramento della situazione tecnica contribuì anche al
ritorno di alcuni giovani che negli anni precedenti si erano
allontanati dalla radio.
La presenza di una nuova generazione di collaboratori rese possibile il
proseguimento dell'esperienza radiofonica e, nel 1984, l'emittente del
Circolo ARCI Leopardi assunse il nome di Radio Studio Equipe,
caratterizzandosi come una radio che portava avanti soprattutto
trasmissioni musicali sempre con una attivita' basata sul volontariato
e con qualche tentativo di proporre comunicati commerciali per
integrare il contributo economico del circolo. Nello stesso
periodo vennero ulteriormente potenziati gli impianti con l'attivazione
di un trasmettitore a San Luca, che consentì di raggiungere aree
della città fino ad allora coperte solo marginalmente.
La legge Mammì (n. 223 del 1990) definì con maggiore chiarezza la
distinzione tra radio commerciali e radio comunitarie. Queste ultime
venivano identificate come emittenti gestite da fondazioni,
associazioni riconosciute e non riconosciute, cooperative e altri
soggetti espressione di specifiche realtà culturali, etniche, politiche
o religiose, con finalità prevalentemente sociali e culturali. La
normativa prevedeva inoltre l'obbligo di trasmettere almeno il 50% di
programmi autoprodotti e consentiva la raccolta pubblicitaria entro il
limite del 5% del tempo complessivo di trasmissione.
Nel 1990, con l'ingresso di nuovi collaboratori, la radio assunse il nome di Oasi Radio
che arrivo' a trasmettere sulle frequenze di 91.100, 94.700
e 104.400 MHz . L'attività continuò a
basarsi sul volontariato di decine di giovani, molti dei quali mossero ai microfoni dell'emittente i primi passi di un
percorso che li avrebbe poi portati ad una professione nel mondo
della radio.
I numerosi presentatori di Oasi Radio collaboravano alle
attività ricreative e musicali del Circolo Leopardi e, in
particolare,
della Sala
Sirenella, che in quegli anni organizzava corsi di danza moderna
e serate con discoteca dedicate agli
anni Sessanta e
Settanta. Molti dei collaboratori della radio
partecipavano a queste iniziative,
contribuendo a rafforzare il
legame tra l'emittente e altri settori del circolo.

Il 1994 fu un anno di svolta per Oasi Radio che provo' a rilanciarsi anche come mezzo di informazione anche attraverso una convenzione
con la Confederazione ARCI di Bologna. La convenzione prevedeva la
partecipazione dell'ARCI alla direzione editoriale e a garantire la
continuita' delle trasmissioni anche con il supporto di obiettori di
coscienza. Si contava quindi di favorire il rapporto con i
circoli e gli Enti del territorio, e non ultimo di fare riferimento ad
"ARCI Servizi" per affrontare l'ingresso nel mercato
pubblicitario, in quanto le spese di esercizio, comprensive di SIAE, energia elettrica, affitto delle postazioni di
trasmissione e manutenzione degli impianti, ammontavano ormai a circa 75
milioni di lire all'anno.
Grazie al lavoro dei volontari e degli obiettori coordinati da un Direttivo di redazione si pote' contare su una radio che trasmetteva in diretta in modo
continuativo dalle ore 8 del mattino alle ore 24 e che si faceva carico
di pubblicizzare la radio e di studiare nuove attivita' per sostegno economico.
Il palinsesto del marzo
1995 era ancora fortemente orientato alla trasmissione di musica ma si stavano
inserendo spazi di informazione definiti e ricorrenti sperimentando
anche relazioni con Enti locali
. Ancora piu' significativo in questo senso fu il
rapporto con il network di radio Popolare ed in particolare con Radio
Citta' del capo per trasmettere rassegne stampa e notiziari nazionali
che portarono a fine 1996 ad avere un palinsesto piu' ricco di notizie, anche se si stava perdendo il contesto locale.
A partire dal 1994 la radio era cresciuta molto dal
punto di vista tecnico, con nuovi apparati e frequenze, era
cresciuta dal punto di vista organizzativo creando un rapporto
con l'Arci Provinciale e dotandosi di un Direttivo di redazione, era
cresciuta dal punto di vista della qualita' dei servizi informativi
partecipando ad un network nazionale, ma non riusciva a diminuire la
dipendenza economica dal contributo del Circolo Leopardi e
ottenere le risorse per mantenere alcune figure di riferimento,
figure che diventavano ancora piu' necessarie con l'uscita dei i decreti attuativi della legge Mammi, che prevedeva la "licenza di diffusione radiofonica via etere in ambito Locale" e imponeva di definite le condizioni per la collaborazione dei volontari all'interno di Oasi Radio ordinata come radio comunitaria.
Con la Mammi veniva sancita la fine delle "radio
libere" spontanee e disordinate, ma nel corso di quegli anni che vanno
da "Radio Quartiere" a "Radio Studio Equipe" a "Oasi Radio" la radio
nella Casa del Popolo non era riuscita a diventare una radio
professionale o non avevano voluto rinunciare ad essere soprattutto un
luogo di aggregazione giovanile.
Inoltre a fine 1996, durante una iniziativa di finanziamento per Radio Città
del Capo ospitata nella Sala Sirenella, un controllo della Guardia di
Finanza rilevò la presenza di alcuni partecipanti non iscritti
all'ARCI. Da quell'episodio ebbe origine una lunga serie di verifiche
fiscali che si protrasse fino al 2001, incidendo pesantemente sulla
situazione economica del Circolo Leopardi.
Le esperienze basate sul volontariato giovanile sono caratterizzate da un frequente ricambio dei partecipanti e il 25 agosto 2000, nel corso di una diretta dal Festival Nazionale
dell'Unità di Bologna, un gruppo di giovani di Oasi Radio decise
di rifondare l'emittente con il nome di Radio Fujiko, ispirandosi al personaggio di Fujiko Mine della serie giapponese Lupin III.
L'iniziativa riportò per qualche tempo entusiasmo e nuove energie all'interno
della radio. Tuttavia, la progressiva crisi delle sale da ballo, unita
alle conseguenze del contenzioso fiscale, costrinse il Circolo Leopardi
e l'ARCI Nuova Associazione di Bologna a cedere progressivamente gli
impianti e le frequenze di Castel San Pietro e di San Luca, fino alla
vendita, nel 2004, della frequenza di Monte Donato.
Dopo quasi trent'anni di attività si concluse così
l'esperienza della radio ospitata nella Casa del Popolo. Il venir meno
delle risorse economiche necessarie a mantenere gli impianti e la sede
costrinse la redazione a trasferirsi e a proseguire la propria
attività in un contesto diverso.
La storia della radio, tuttavia, non terminò in quel momento. La
redazione di Radio Fujiko si unì a quella di Radio Città
del Capo dando vita a Radio Città Fujiko, che continua ancora oggi le proprie trasmissioni.
Ripercorrendo questa storia colpisce come, nell'arco di quasi
trent'anni, siano cambiati i trasmettitori, le frequenze, le normative
e perfino il nome dell'emittente. Ciò che è rimasto
costante è stato invece il ruolo della radio come luogo di
incontro. Molte delle iniziative culturali, associative e ricreative
nate intorno al Circolo Leopardi hanno avuto origine dall'incontro
quotidiano di decine di giovani che, attraverso la radio, hanno
imparato a collaborare, confrontarsi e costruire progetti comuni.
Le radio possono cambiare nome, frequenza o proprietà. Una
comunità, invece, continua a esistere finché conserva la
capacità di incontrarsi, discutere e dare vita a nuove idee.
È probabilmente questa l'eredità più importante
lasciata dall'esperienza di Radio Quartiere.