Radio Quartiere
L'idea di avviare un'esperienza radiofonica non si sviluppò
all'interno della Casa del Popolo, bensì per iniziativa di un
gruppo di giovani che l'avevano maturata autonomamente spinti anche
dalla curiosità verso il mezzo tecnico. Nell'estate del
1976 il gruppo si rivolse al Consiglio di Quartiere
prima ed alla Casa del Popolo ed al Circolo ARCI Leopardi poi per
ottenere appoggi e contributi. Il Circolo Leopardi, in seguito ai
primi contatti, decise di seguire
direttamente l'iniziativa e di avviare la
costruzione dello studio di tramissione nei locali della Casa del
Popolo. La sentenza n. 202 della Corte Costituzionale del 28 luglio
1976 aveva sancito la leggittimita' delle trasmissioni radiofoniche a
diffusione locale per cui era sufficiente acquistare un
trasmettitore su una banda non utilizzata e dichiararne il possesso alle Poste e Telegrafi.
L'ipotesi politica di gestione era indubbiamente avanzata: essa
prevedeva un corpo redazionale volontario che svolgeva funzioni
di coordinamento, mentre la messa in onda dei servizi sarebbe
spettate alle organizzazioni del quartiere
(Consiglio di quartiere, partiti, sindacati, gruppi di interesse, ecc.)
e l'intrattenimento musicale e culturale affidato ai gruppi che
frequentavano la radio.
Radio Quartiere fu quindi presentata con questo progetto politico
ad una assemblea pubblica a cui vennero invitate le forze sociali del
quartiere. Di fatto, sul lungo periodo, il progetto si
rivelò più ambizioso delle sue reali possibilità
di attuazione: soprattutto non si creò attorno alla radio
quella estesa rete di
partecipazione che avrebbe garantito un utilizzo continuativo dello
strumento. I primi mesi di vita della radio videro decine e
decine di comitati, di organizzazioni, di esperienze succedersi ai microfoni e la radio riuscì ad essere quello strumento di
informazione aperta e democratica che si era proposta di diventare organizzando anche eventi di autofinanziamento.
I «fatti del marzo 77», che culminarono con gli incidenti
avvenuti dopo l'uccisione di Francesco Lorusso, ebbero una forte
ripercussione anche all'interno di radio Quartiere.
La Radio cercò in un primo momento di riportare le notizie,
anche drammatiche, che arrivavano dalla città senza operare
alcun tipo di mediazione. Ci si rese ben presto conto di come con
quello strumento, che funzionava in tempo reale, il riportare un fatto
fosse anche un modo di intervenire direttamente ed immediatamente sul
fatto stesso modificandolo; il come segnalare un corteo, uno
scontro in una zona della città
significasse anche far convergere in quel punto altre forze. La presenza dei "giornalisti volontari" sui luoghi degli scontri porto' anche ad arresti di collaboratori.
Le decine, centinaia di telefonate che giungeva noalla radio per
informarci di quello che stava avvenendo ci davano anche la
dimensione di quanto era cresciuta la responsailità di
chi tra smetteva. Troppa per una redazione con pochi mesi di
vita. Il gruppo iniziale costituito da circa 40 giovani si divise
e numerosi abbandonarono la radio
Il 77, con gli scontri tra polizia e gruppi di autonomi armati che si
erano verificati in varie parti d'Italia, con il terrorismo
all'attacco, con la divisione tra 'sinistra storica' e mondo giovanile,
che si concretizzava anche nelle manifestazioni degli studenti sotto
la Casa del Popolo che chiedevano di utilizzare (dopo la chiusura
di radio Alice) Radio Quartiere e la Sala Sirenella, costituisce uno
dei momenti più difficili della vita del Circolo e dell'intera
Casa del Popolo.
Da quel momento bisognava lavorare per ricucire una frattura sociale,
isolando al contempo quelle frange che si richiamavano alla
violenza come forma politica. Lo scontro politico basato sul confronto
di idee, e sulla partecipazione venivano soffocati dal clima di
diffidenza e sospetto di quelli che sarebbero stati chiamati «gli
anni di piombo». Occorreva rilanciare il discorso ripartendo dalle strutture associative
di base ln cui il meccanismo di solidarietà non si era
disgregato.
La Radio, scossa dai fatti del marzo, da una parte tentò di rilanciare il discorso dell'informazione, dall'altra volle comunque mantenere il proprio ruolo di punto di aggregazione giovanile e luogo di produzione culturale. Va ricordato il gruppo «(Proposta S.F.» che nato
all'interno della radio per condurre una trasmissione di fantascienza,
continuò per anni a produrre una rivista a diffusione nazionale
e cicli di film. Così come significative sono state le
rassegne musicali, le
feste organizzate dalla radio all'interno della Casa del Popolo, le
iniziative con i centri giovanili comunali al fine di valorizzare
questo strumento di informazione e di contatto con la popolazione del
quartiere.
Nel 1979 ci cerco' di rilanciare l'iniziativa della radio attraverso un
ammodernamento degl impianti ( i 20 Watt iniziali e l'antenna
autocostruita non era piu' sufficiente data la presenza di altre radio
che trasmettevano con potenze ben maggiori) e soptattutto
cercando di coinvolgere nella gestione l'ARCI
provinciale ed altre organizzazioni. Fino a quel momento il
Circolo Leopardi si era fatto carico dei costi dell'emittente contando
sul volontariato per la gestione delle trasmissioni; si chiedeva di
coinvolgere "compagni esperti", professionisti nelle tematiche
delle attivita' radiofoniche Da mesi era in corso il dibattito
sul "trasmettere pubblicita'" che avrebbe anche permesso di
compensare l'impegno di alcuni collaboratori.
Nelle discussioni si sottovalutavano gli
aspetti amministrative dell'entrata in quel mercato, aspetti
che una organizzazione avrebbe potuto affrontare piu' agevolmente
di un Circolo ARCI territoriale.
RadioQuartiere poteva mettere a disposizione l'infrastruttura di
trasmissione, le competenze tecniche e la presenza di giovani che
da un paio d'anni gestivano in modo volontario programmi di
intrattenimento e relazioni politiche con il territorio. L'ARCI, pure
impegnata nella LEID
non se la senti' di entrare direttamente nella gestione, Il PCI
di Bologna fece la scelta di acquistare Punto Radio contando su una
scelta fortemente orientata al professionismo che non si rivelo' poi
economicamente sostenibile. I rapporti di RadioQuartiere
con le organizzazioni locali rimanevano positive ma dopo tre anni,
con la grande frattura nel mondo giovanile del 77 non si riusciva
a dare continuita' ad iniziative politiche. Con i 40/50
giovani che frequentavano la radio per trasmettere soprattutto
musica la radio non riusciva a fare proposte alternative reali a
livello dell'informazione, ma era comunque un luogo di aggregazione
giovanile da cui nascevano altre proposte di rassegne cinematografiche,
riviste, e nuove trasmissioni di intrattenimento.
Nel 1981 il Ministero delle Poste e Telecomunicazione inizio' ad
affrontare il problema della regolamentazione delle radio libere e Radio Quartiere
rispose all'indagine ,
ma fino al 1990 (Legge Mammi') non vi sara' alcuna regolamentazione e
le frequenze di trasmissione dovranno essere difese
con accordi amichevoli
o con la potenza dei Watt. Se nel 1976 con 20 Watt ed una antenna
"artigianale" sui tetti della Casa del Popolo si riusciva a coprire la
citta' e parte della provincia nei primi anni '80 con 200Watt ed una
antenna professionale la zona di ascolto si era ridotta di molto e
anche questo rendeva piu' difficile proporre
l'utilizzo dell'emittente alle associazioni cittadine.
La legge Mammi (n.223/1990) precisera' l'esistenza di "radio commerciali"
e "radio comunitarie" queste ultime gestite da “fondazioni, associazioni riconosciute e non
riconosciute, che siano espressione di particolari istanze culturali,
etniche, politiche e religiose, nonché società
cooperative… che abbiano per oggetto sociale la realizzazione di
un servizio di radiodiffusione sonora a carattere culturale, etnico,
politico e religioso. Le radio comunitarie saranno tenute a trasmettere almeno il 50% di
programmi autoprodotti e posso trasmettere pubblicita' per non piu' del 5% del tempo.
Nel 1982 si presento'
l'opportunita' di trasferire il ripetitore della radio sui tralicci di
Monte Donato, dove il Comune di Bologna intendeva concentrare gran
parte delle antenne delle radio private per limitare l'inquinamento
elettromagnetico in citta' e dando modo comunque di servire
Bologna e parte della provincia anche con una potenza limitata.
I disturbi all'Aeroporto di Bologna causati dalle radio che trasmettevano
da Monte Donato portarono, nel marzo del 1983,
al sequesto degli impianti di trasmissione
ed all'imposizione di limiti nella potenza per la ripresa delle trasmissioni.
Con i nuovi impianti si avranno fasi alterne di ripresa delle trasmissioni dando uno spazio
sempre maggiore alla programmazione musicale ed alla aggregazione giovanile anche a scapito
degli interventi sul sociale. La radio del circolo ARCI Leopardi assumera' nel 1987 il nome
di "Radio Studio Equipe", trasmettendo sulla frequenza di 94.5 MHz, e quindi dal 1990 il nome di "Oasi Radio" operando sulle frequenze di 91.100, 94.700 e 104.400 MHz sempre
basata sul totale volontariato di decine di giovani che in molti casi si faranno le ossa davanti
ai microfoni per andare ad esercitare una professione in altre radio.
Nel 1994 l'ARCI Nuova Associazione di Bologna prende su di se' la responsabilita' editoriale dell'emittente
e parte dei costi di gestione.
il 25 agosto 2000, con una diretta dal Festival Nazionale dell'Unità di Bologna un gruppo di giovani che
aveva lavorato in "Oasi Radio" decide la rifondazione dell'emittente con il nome di "Radio Fujiko"
che prende il nome da Fujiko Mine, protagonista della serie animata giapponese Lupin III.
Radio Fujiko continuera' a trasmettere dai locali dell'ARCI Leopardi fino al 2004, anno in cui la frequenza su
cui trasmetteva (94.700 a Bologna) sara' venduta dall'editore, Arci Bologna, a Radio Citta' del Capo.
In quella occasione la redazione di Radio Fujiko si fondera' con la redazione di Radio Citta' del Capo che
prendera' il nome di Radio Citta' Fujiko e continuera' le trasmissioni.